
L’ ESTATE MEDIOEVALE DI DOLCEACQUA E L’ORDINE DEI TEMPLARI
MOSTRE ED ESPOSIZIONI,TRA LEGGENDE E REALTA’
Un‘ estate ricca di storia grazie alla brillante iniziativa organizzata dal Circolo Culturale e Ricreativo di Dolceacqua che, in collaborazione con l’’Assessorato al Turismo ed alle Manifestazioni, proporrà un esposizione ed una conferenza dedicata all’Ordine dei Templari O.S.M.T.J. ORDRE SOUVERAIN ET MILITAIRE DU TEMPLE DE JERUSALEM , Gran Precettoria della Lingua d’Iitalia.
L’Esposizione.
Saranno esposti rari oggetti originali appartenenti all’Ordine, foto e video dell’attività recente dell’Ordine, insieme ad opere d’arte contemporanea aventi per tematica i Templari nonchè una rassegna di soldatini in piombo raffiguranti tutti gli Ordini Militari Religiosi. Nella mostra importanza particolare verrà data ad un libro antico, datato 1616, e alla collezione di monete risalenti al 1100/1300 fra cui molti pezzi originali coniati proprio dall'Ordine del Tempio.
Tutto questo, insieme ad una suggestiva galleria fotografica realizzata grazie a Mirella Setzu, sarà visitabile presso le affrescate sale della Pinacoteca del Palazzo Luigina Garoscio. L’inaugurazione è prevista la prossima domenica, 20 Luglio alle ore 17,00 e la mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico tutti i giorni, a partire dal 21 luglio al 24 Agosto con i seguenti orari: 10H00 - 12H30 e 17H00 - 23H00. (tranne il 24 agosto che anticiperà la chiusura alle17H00).
Il decodificatore.
Presentato per la prima volta al pubblico un oggetto raro quanto insolito denominato ‘decodificatore’ , una sorta di bancomat del medioevo. La copia dell’oggetto, riproduzione fedele dell’originale che risale al 1200-1300, venne creato per decriptare, attraverso un alfabeto creato sempre dai Templari, le lettere di credito che venivano rilasciate ai pellegrini in viaggio verso le mete di culto. Infatti gli stessi, per non essere preda degli assalti dei predoni lasciavano in custodia presso le ‘maisons’ del Tempio tutti i loro averi per poi prelevare a seconda della necessità, attraverso il ‘decodificatore’ e le lettere di credito, ove c’era una stazione di posta (appunto le maisons). Verosimilmente si puo’ dire che c’erano tutte le premesse della prima forma di banca moderna. L'originale del decodificatore verrà presentato nel corso della conferenza del 26 luglio.

Esposizione fotografica: qualche dato in piu’
All’interno dell’esposizione un anteprima: il libro TEMPLARI a testimonianza dei Templari di oggi. 88 pagine di storia raccontata ed immortalata dai suggestivi scatti di Riccardo del Conte. Edito in edizione limitata (1000 copie) il “Percorso Fotografico” voluto dall’ Ambasciatrice di Francia e dei Paesi Francofoni, Sr. Mirella Setzu, raffigura “con maestria veramente encomiabile e gusto del bello, alcuni “Momenti di Vita” dei Fratelli dell’Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme. L’ abile mano del Fotografo ha saputo cogliere alcuni attimi di naturale espressione di ciò che per tutti i Fratelli è naturale, ha saputo dare vita e realtà al sogno Templare che tutti noi viviamo quotidianamente e lo ha fatto dando luce e contrasto alla semplicità della Realtà e dell’Amore Templare attuale”. Il Presidente O.S.M.T.J-G.P.L.I. FR .Lt GM ALBERTO ZAMPOLLI
La conferenza.
lo scorso 26 luglio alle ore 21,00, presso la Chiesa di S. Giorgio a Dolceacqua, nell’ambito dell’iniziativa dedicata all’Ordine Templare, grazie alla partecipazione attiva di alcuni membri della reggenza Internazionale dell’Ordine e su iniziativa e supporto del Centro Culturale ricreativo di Dolceacqua, , si è tenuta un'interessante conferenza dal titolo “ I Templari e il loro tempo”.
Come relatori erano presenti alcune delle massime cariche dell’Ordine che, introdotti e moderati dalla Cancelliera dell’Ordine, Floriana Torelli, hanno illustrato il significato dell’ordine e la storia dei Templari dal passato ai giorni nostri. In particolare si è partiti con la descrizione relativa alla storia del Concilio di Clermont fino al Concilio di Troyes (Comm. Mauro Canonica della Commenda di Alessandria), a cui è seguito il brillante eloquio sul significato dei Pellegrinaggi del passato e l’attualità degli stessi come fenomeni mediatici di massa (Chev. Davide Boretti, Comm. Alessandria), fino all' approfondimento del quadro storico attraverso una dettagliata interpretazione sulle radici ideologiche e sociali della cavalleria religiosa del Medioevo (Comm, Bruno Cavalleri, Commenda Larius).
A concludere la serata il Lt. G.M. Fr. Alberto Zampolli, Reggente internazionale dell’Ordine dal 2004, che ha animato la conferenza con immagini e documenti, alcuni inediti e talvolta sorprendenti, che hanno contribuito a ridimensionare le attribuzioni ‘arbitrarie’ dell’origine francese di Hugo de Paganis il quale invece, letto come Ugo de Paganis, era un cittadino originario di Nocera, in Lucania. Origini italiane dell’ordine del Tempio dunque? Pare di si, visto che e a sostegno di questa tesi sempre Alberto Zampolli, nella sua appassionata esposizione, ha fatto riferimento alle recenti testimonianze scoperte nella chiesa di Santa Maria dell'Olmo di Castelmezzano (PT) che proverebbero la veridicità dell'origine italiana dell'ordine grazie soprattutto al significato dei simboli rinvenuti sull' icona raffigurante la Madonna dell'Olmo ed al ritrovamento casuale, nello stesso sito, della statua di S.Bernardo, acquistata per € 150 dall’Ordine ed ora custodita gelosamente. Illustrate poi alcune parti di un manoscritto dei Conti Marelli, ora custodito a Napoli che, insieme ad altri documenti sono esposti presso la Mostra dei Templari in corso alla Pinacoteca di Dolceacqua fino al 24 agosto. Insomma tanti indizi e prove certe che, ha concluso Zampolli, testimonierebbero una storia ove l’Italia ha una parte importante nella tradizione templare e che per opera dello stesso Ugo de Paganis, potrebbe addirittura risalire al 1103, alcuni anni prima cioè della creazione dell’Ordine.
E come grande finale è comparso il Decodificatore, mostrato al pubblico in originale: l’oggetto è in bronzo e riporta inciso un alfabeto ‘templare’ segreto, una sorta di numero di ‘carta di credito’ che, una volta decriptato, permetteva al Cavaliere Templare titolare di ‘prelevare’ il denaro che gli occorreva ovunque fossero presenti le varie stazioni ‘templari’ presenti sul percorso del pellegrinaggio. Copia dello stesso è esposto sempre alla Mostra sopraccitata.

I templari: un po’ di storia
I Templari sono stati un faro nella storia medievale europea, ma come tutte le istituzioni e le personalità emergenti sono stati circondati, dapprima da incredibili accuse che li hanno portati alla quasi totale distruzione, in seguito da un’aura di mistero e di leggenda che ne ha distorto il loro ricordo. La manifestazione a loro dedicata, ben si ambienta nella stupenda cornice medievale di Dolceacqua, ed è stata realizzata anche grazie al supporto dell’O.S.M.T.J che ha curato l’allestimento dell’esposizione. In particolare l’evento si propone come un “percorso culturale” ed intende illustrare quale sia stata la vera natura ed essenza di questo glorioso Ordine, a cui tanto deve la Cristianità, e quali siano sue finalità oggi con un occhio di riguardo al passato quando per difendere i credenti cristiani che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme, nel 1118 fu fondato l’Ordine dei cavalieri templari.
REGINE D’EGITTO
« La più affascinante delle civiltà della storia », « Magica e misteriosa »… Non mancano gli aggettivi per designare l'antico Egitto, sorgente di fascino e di ammirazione, che continua a svelare segreti nascosti e tesori sepolti sotto una storia millenaria.Sono innumerevoli le esposizioni dedicate a questo tema, ma il Grimaldi Forum Monaco creerà un evento originale e senza precedenti puntando i riflettori, in uno spazio di quasi 4 000 m2, sui personaggi delle « Regine d’Egitto ». La curatrice dell'esposizione Christiane Ziegler, che ha diretto fino al maggio 2007 il prestigioso Dipartimento delle Antichità Egizie del Louvre di Parigi, ha riunito quasi 250 capolavori per illustrare il tema. Si tratta di pezzi provenienti dai più grandi musei del mondo: Il Cairo, Torino, Parigi, Berlino, Monaco di Baviera,Londra, New York e Mosca.La scenografia spettacolare è firmata François Payet, già autore di "Impérial Saint-Pétersbourg", la mostra del Grimaldi Forum che aveva tracciato nel 2004 la storia di San Pietroburgo dal regno di Pietro il Grande a quello di Caterina II.A partire dal 12 luglio, il pubblico potrà incontrare queste figure femminili egizie in modo assolutamente inedito - spose, madri e figlie di faraoni, donne che hanno influenzato tremila anni della storia d'Egitto - attraverso i ritratti di personalità d'eccezione come Cleopatra, Nefertiti, Nefertari o Hatshepsut e tante altre sovrane che chiedono solo di rivelarsi al grande pubblico.
VIAGGIO AL CUORE DELL’ESPOSIZIONE
Poiché il ruolo delle regine è cambiato con il passare dei millenni, pur mantenendo alcune costanti, il soggetto viene spiegato lungo il percorso espositivo per blocchi tematici: lo status delle donne, della famiglia reale, lo stile di vita, il ruolo religioso, gli emblemi legati alla loro rappresentazione. Il tutto si ritrova nelle principali sezioni della mostra. Nel contempo Christiane Ziegler ha voluto mettere in scena figure emblematiche come Hatschepsout, Tiy, Nefertari e Cleopatra: queste grandi regine hanno trovato
il proprio posto lungo il percorso, preservando quella parte del mito che vuole che le regine d’Egitto continuino a far sognare…La mostra si apre con Cleopatra, la più popolare regina d’Egitto sebbene fosse di origine greca. Dalla mitica Cleopatra, la cui immagine è oggi veicolata attraverso film e pubblicità, si passa al personaggio storico come riportano le documentazioni giunte fino a noi. La mostra si conclude con un’altra regina, meno nota al grande pubblico: Taousert, la cui tomba nella Valle dei Re si può visitare ancora oggi e che ha ispirato a Théophile Gautier il celebre «Romanzo della Mummia».Il visitatore si immergerà in un favoloso viaggio attraverso l’Antico Egitto nel corso del quale scoprirà le molteplici sfaccettature delle sovrane. In primis il loro status sociale: il titolo di regina è dato in relazione al sovrano regnante; può essere
«madre del re» o «sposa del re». Alcune «figlie del re», titolo che noi tradurremmo con «principesse», si vedevano conferire dal padre il titolo di «spose del re». Si
capirà subito che le dinamiche dei legami intimi del faraone con molteplici generazioni di donne vanno cercate nei racconti mitologici egizi: l’associazione
madre-sposa-figlia è stata concepita come simbolo di creazione perpetua. A questo titolo le regine egizie hanno giocato un ruolo fondamentale nel rinnovamento del
potere reale e nella vita ultraterrena del faraone. In seguito ci si addentrerà nel cuore di uno dei più celebri harem, l’harem di
Gourob. Christiane Ziegler ha affidato questa sezione alla sua collaboratrice Marine Yoyotte, che sta preparando una tesi di dottorato su questo argomento. Le spose
secondarie del re erano molto numerose. Tra queste si annoveravano alcune principesse straniere, per rafforzare le alleanze con i paesi vicini. La maggior parte
delle donne e dei bambini della casa reale venivano raggruppati in quelle istituzioni che abitualmente chiamiamo «harem». Si trattava di un luogo di vita, un centro economico che non era immune dalle turbolenze della vita politica, infatti ai tempi delle piramidi si sono orditi complotti le cui eco sono pervenute fino a noi.
La sezione successiva è consacrata all’immagine della regina. Le rappresentazioni delle sovrane, esaltandone la bellezza, si conformano a un ideale che varia a
seconda delle epoche. Salvo rare eccezioni, sono raffigurate nel fulcro della giovinezza. I paramenti, i numerosi gioielli e gli oggetti da toilette, volti ad esaltarne la bellezza, testimoniano il lusso e la raffinatezza che le circondavano. Come il faraone, la madre del re e la sua «grande sposa reale» si distinguevano dal resto dell’umanità per gli emblemi “presi in prestito” dagli dei. In seguito se ne affronterà anche il ruolo religioso. Nelle scene di culto si vedranno le regine nell’adempimento dei riti a fianco del faraone. Sfruttando il loro fascino per piacere al dio, danzavano al ritmo degli strumenti di musica sacra graditi all’orecchio divino. La loro presenza è sintomo di una teologia in cui la sposa reale è solidale al faraone come garante dell’equilibrio del mondo. Si scoprirà la particolare rilevanza delle «divine adoratrici del dio Amon»: regine o
principesse, videro la loro importanza crescere nel tempo. Sacerdotesse di Amon di Tebe, nel primo millennio erano la principale autorità religiosa e possedevano
considerevoli ricchezze. Allora si votarono al celibato e la successione avveniva per adozione, era ambizione di tutti poter mettere la propria figlia in questa posizione
strategica. Infine alcune regine vennero divinizzate dopo la morte, come nel caso di Ahmès Nefertari la cui personalità viene ricordata in questa mostra. Uno
scintillante culto le fu consacrato all’epoca di Ramses, soprattutto nella zona sinistra di Tebe. Viene spesso adorata in compagnia del figlio, il re Aménophis Ier.
Le regine esercitavano una reale influenza sulla condotta del paese? Di questo tratterà la sezione seguente attraverso diversi esempi. La regina Tiy sembra essere
stata una consigliera ascoltata dal marito Amenhotep III. Ella intrattenne una corrispondenza diplomatica con i più grandi sovrani dell’epoca. Iahhotep, madre di
Amosis, esercitò senza dubbio la propria reggenza in un periodo turbolento. Hatchepsout è stata una delle rare sovrane con potere assoluto, prendendo in prestito i titoli e l’immagine del faraone. L’esempio nubiano delle «candaci» o «regine nere» di Méroé (Sudan) mostra che in alcune epoche si ebbe una significativa divisione del potere nella valle del Nilo.

INCONTRO CON CHRISTIANE ZIEGLER
CURATORE DELLA MOSTRA
«Mai si sono raccolti così tanti reperti per celebrare le Regine »
1 – Molte cose si sono dette e si sono viste sull’Egitto…Inquali aspetti la mostra del Grimaldi Forum si distingue dalle altre?
È effettivamente la prima volta che viene dedicata una mostra viene alle regine d’Egitto. La sua unicità è data anche dalla qualità e dal numero di opere d’arte e reperti che sono stati qui raccolti, provenienti dai più grandi musei del mondo. Si scopriranno molti pezzi prestigiosi che non erano mai stati esposti in Europa prima d’ora. È il caso della bellissima «principessa d’Abydos», del sontuoso collier d’oro attribuito alla regina Tiy e della colossale statua sempre di questa sovrana, recentemente scoperta a Karnak, che lascia per la prima volta il museo del Cairo. E gli altri musei si sono mostrati altrettanto generosi. Ad esempio un grande bassorilievo raffigurante Touy, la madre di Ramses II, non era mai uscito dal museo di Toronto. Ma non posso qui citare tutti i reperti, tutti molto importanti.
2 – Cosa l’ha sedotta nell’approccio al tema delle regine?
È un’idea che accarezzavo dai miei primi anni di egittologia. All’epoca Jean Leclant, il mio professore alla Sorbona, mi aveva assegnato le ricerche sull’iconografia della regina Tiy. Non c’erano quasi libri sulle regine ed era assolutamente appassionante per una giovane studentessa portare avanti questa indagine. Nel corso della mia carriera al Louvre ho orientato le mie ricerche in altre direzioni, in particolare quelle che diedero luogo a eccezionali scoperte nel corso degli scavi che diressi a Saqqara. Ma ancora oggi provo una tenerezza particolare per le regine e mi capita ancora di pubblicare sulle riviste scientifiche studi che trattano questo argomento. Più di recente ho avuto il privilegio di organizzare una mostra internazionale dedicata al faraone visitata da più di due milioni di persone. È stata la prima esposizione sull’istituzione faraonica. Nel preparare il catalogo sono rimasto impressionato dal fatto che «l’aspetto femminile della regalità» non era mai stato presentato al pubblico benché, negli ultimi anni, alcune ricerche avessero messo in luce il ruolo che giocavano le madri, le spose e le figlie del faraone. Inoltre questa mostra si rivolge a un pubblico e a dei media ben attenti, come testimoniano le diverse produzioni che sono prosperate dopo il suo annuncio: alla fine dello scorso anno è stato girato un film sulle regine per la televisione francese; in Italia sta per essere pubblicato un bel libro sulle regine e altre opere per il grande pubblico sono in preparazione.
3 – Si può parlare di una mostra femminista considerando tutti gli omaggi resi fino ad allora da numerosi re e faraoni?
No, non si può parlare di femminismo. L’esposizione non è finalizzata a riabilitare le regine d’Egitto, anche se la memoria di alcune di esse come Hatchepsout e Cleopatra è stata portata avanti dai loro successori. Le ragioni sono sia politiche sia religiose. Hatchepsout era considerata un’usurpatrice. Gli autori antichi hanno attribuito tutti i vizi a Cleopatra, perché era nemica di Roma. La gran parte delle altre regine sono finite nell’oblio eccetto Nefertiti, la cui bellezza moderna ha sedotto i nostri contemporanei. Le loro tombe sono scomparse o sono state saccheggiate. Ma è pur vero che nell’Antico Egitto le donne godeva di una posizione privilegiata in rapporto alla condizione femminile di molte altre società. Anzi, potevano esercitare alcuni mestieri, essere membri del clero, possedere beni propri e lasciarli in eredità…Il dibattito sul loro grado di autonomia è lontano dall’essere chiuso. L’attività femminile per eccellenza si definisce con l’epiteto «padrona di casa» di cui si forgiavano le donne sposate della buona società. Che ne era delle regine? Alcune hanno esercitato il potere nelle epoche più remote e la loro presenza a fianco del faraone è ormai largamente attestata. Avevano un
ruolo politico? O solo puramente religioso? Per quanto riguarda le regine madri questo è certo poiché l’origine divina del faraone derivava da un’unione mistica
con la divinità; il ruolo della «grande sposa reale» garantiva, invece, l’equilibrio del mondo in quanto controparte divina del suo sposo. Qual era la sorte delle spose
secondarie? La mostra tenta di rispondere proprio a tutte queste domande.
4 – Quali sono, secondo lei, le principali difficoltà incontrate nella narrazione di questo tema?
Il tema è estremamente seducente, ma ben più complesso di quanto non si creda. Mi sono voluta rivolgere a un grande pubblico tenendo però conto delle più recenti
scoperte scientifiche. È stato necessario costruire un discorso “storicamente corretto”, ma comprensibile ai più. Una mostra non è un libro, è innanzitutto un’esperienza visiva: io ho cercato opere che fossero allo stesso tempo significative e forti, capaci di imporsi con la loro presenza.
La principale difficoltà è stata data dalla loro rarità. È stato facile illustrare temi come il faraone, i costumi funerari egiziani o la vita quotidiana, la documentazione
a questo riguardo è abbondante. L’esercizio si è fatto più difficile quando si trattava delle regine. Man mano che proseguiva la preparazione della mostra, io
constatavo che non c’erano molti oggetti in grado di “parlare” al visitatore. Questo è del tutto paradossale. Ad esempio tutti conoscono Nefertari, la cui immagine è
stata resa popolare dai colossi di Abou Simbel e dal magnifico decoro della sua tomba nella Valle delle Regine, ma di fatto si può constatare che esistono pochi
oggetti intatti che la rappresentino o che portino il suo nome. Lo stesso discorso vale per Cleopatra. Perché ci sono i grandi templi d’Egitto che mostrano le più
evocative immagini delle regine ed esse sono raffigurate in bassorilievo sui muri e scolpite sulle statue colossali dei loro sposi. D’altra parte, molte tra le opere più
celebri non possono viaggiare per via della loro estrema fragilità: è il caso della splendida testa di Nefertiti, orgoglio del museo di Berlino. Infine, alcuni reperti
importanti sono già stati promessi ad altre esposizioni; il pubblico non puòimmaginare fino a che punto le opere d’arte circolino oggigiorno.
5 – Cosa si augura che rimanga al pubblico al termine della visita?
Che dopo un’esperienza piacevole, si ritrovi più istruito e curioso di quanto non fosse prima.
SCENOGRAFIA
Attraverso una successione di allestimenti poetici o figurativi, attraverso ambienti inondati di luce o al contrario immersi nella penombra, attraverso luoghi dai colori
ombrosi o cangianti, la mostra fa vivere al visitatore un’autentica epopea che loproietta nella storia: la vita delle Regine d’Egitto.
Il percorso scenografico si compone così di diversi luoghi: spazi interni (camere,palazzo…), elementi architettonici esterni, o ancora un battello che costeggia il
Nilo, una tomba scavata nella montagna: tutti quei luoghi di vita, che mettono inluce le sfaccettature delle personalità e delle storie delle Regine d’Egitto. Per conferire il giusto valore alle opere, autentici capolavori dell’arte egizi, lospazio dell’allestimento è concepito come uno scrigno.In ciascuna sala c’è poi uno spaziodidattico confortevole e concepitospecificatamente per presentare testi e schemi esplicativi riguardanti il tema della sala successiva.Per evocare i temi fondanti della storia dell’Antico Egitto, lungo il percorso sono state predisposte quattro sale di proiezione: l’Egitto e il suo territorio, l’Egitto e la sua storia (cronologia delle Regine), l’Egitto e la vita quotidiana delle Regine, l’Egitto e le sue divinità. Queste sale sono state concepite per dare modo al visitatore di capire allo stesso tempo le grandi nozioni storiche, geografiche e sociali di questa civiltà e avere le informazioni necessarie per comprendere e apprezzare le opere. Questo strumento associato alle sale didattiche d’introduzione, non interferisce in alcun modo con la presentazione delle opere e permette di disporre nelle sale una segnaletica minimale.
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I – CLEOPATRA, IL MITO
La mostra si apre con la più soave sensazione che il nostro immaginario ha dalla nascita del mito egizio: la rappresentazione hollywoodiana di Cleopatra. La scenografia ha un decoro rosso e dorato, tendaggi a frange, un grande set con un carro romano e sul fondale viene proiettato un estratto del film di Joseph L.Mankiewicz con Elizabeth Taylor e Richard Burton.
II – CLEOPATRA E L’ANTICHITÀ
Lo spazio espositivo successivo è ambientato sul pontile di una barca egizia. Al centro del ponte, il viso di Cleopatra concentra il proprio sguardo su Cesare che, girato di profilo, ricambia lo sguardo. Una grande statua di Cleopatra VII, prestata dal museo di San Pietroburgo, dal portamento dignitoso, sembra essere la guardiana della scena. L’allestimento si rifà alla crociera sul Nilo che Cesare e Cleopatra effettuarono presumibilmente nel 47 a.C.
III – MADRE, SPOSA O FIGLIA DEL RE: LO STATUS DELLE
REGINE D’EGITTO
La scenografia delle madri si articola nella successione di tre stanze che rappresentano l’interno di un appartamento reale con le pareti di pietra pitturata con ocra rossa e alcune nicchie turchesi. Ognuno dei tre ambienti si apre su una finestra da cui si scorge il paesaggio di Giza e delle piramidi.
IV – LA SALA DELLE SPOSE
evoca un esterno, in cui ciascun blocco di pietra situato davanti a un tempio dia l’impressione di affogare nella luce abbagliante del paesaggio. Ciascun blocco presenta varie opere: gioielli, gli ushabti o colossi. Al fondo della scena la grande facciata del tempio con gli imponenti tramezzi e il portico d’ingresso dà la prospettiva.
V – NELLA SALA DELLE FIGLIE
il visitatore viene immediatamente coinvolto grazie ad una sequenza di pozzetti luminosi. I raggi di luce si appoggiano a grandi tulle sospese che il fascio carezza e disegna dall’alto come fosse un sole. I raggi nella loro caduta paiono inondare le vetrine con la loro luce. Ognuna di queste, dalla forma semi-piramidale, sembra emergere dal sole tendendo verso il cielo.
VI – SPOSE SECONDARIE, HAREM E CONCUBINE
Dopo queste articolate ricostruzioni del mondo esterno, e per prolungare la meraviglia del visitatore, la “tappa” successiva lo proietta nell’atmosfera ovattata e densa di una sala del palazzo. La sala è composta da una sequenza di alte colonne disposte in peristilio, il ritmo è pesante e potente, lo spazio tra le colonne sembra compresso, la loro dimensione sembra avere qualcosa di soprannaturale.Le opere disposte al centro di questa composizione sono come punti di luce intensi che catalizzano l’attenzione, ci sono gioielli, statuette, steli di scribi, papiri e altri oggetti artigianali: è l’insieme della vita che brulica nei dedali di quelle piccole città che erano gli harem. Intorno alla sala centrale altre sale adiacenti, di dimensioni più modeste e più intime, fanno rivivere altri aspetti della vita di questi “alveari”: l’educazione dei principi, i matrimoni diplomatici, gli intrighi e in un’alcova avviluppata da tulle…caste scene d’amore: «Akhenaton e Nefertiti si abbracciano, circondati da due delle loro figlie» (103) o «il rilievo raffigurante una regina abbracciata a Montouhotep II» (105); al centro del bozzolo dalla luce tenue, «un frammento di una statua colossale: due mani intrecciate» (107).I visitatori avanzano e si abbandonano alla deriva con diletto tra le ricchezze di questo spazio dove ciascun oggetto viene presentato solo sul proprio supporto. Potranno girare intorno e meravigliarsi. Ogni nuova vetrina protegge un tesoro.
VII – L’IMMAGINE DELLA REGINA: BELLEZZA FEMMINILE E
ATTRIBUTI DIVINI
Qui, la potenza evocatrice della Bellezza si rivela fin dall’ingresso: i visi e i corpi scolpiti scaturiscono dalla penombra per presentarsi direttamente a noi. Sono tutti là, illuminati e rivolti verso il visitatore, e impongono la propria presenza a tutto lo spazio. I visitatori li incrociano o, più correttamente, li incontrano. Ci possono girare intorno: gli occhi e i corpi sono alla loro stessa altezza. Il dispositivo di base è a forma di bacili che bagnano di luce sfavillante e che si distribuisce a scacchiera nello spazio.
VIII – IL RUOLO RELIGIOSO DELLA REGINA
Lo spazio evoca i luoghi del rituale, compiuto tra quattro pareti inclinate che donano ai muri un effetto di massa, di potenza e suscitano rispetto. Il luogo è impressionante per la sua gravità.L’allestimento di questo spazio fa sì che il visitatore abbia la sensazione di entrare in una successione di alcove sempre più intime e interdette ai comuni mortali.Nell’ultima sala, in una nicchia, viene presentata la più emblematica opera della mostra.
IX – L’ESERCIZIO DEL POTERE
Questa sezione non è altro che un’immensa infilata di spesse mura che creano una sequenza di nicchie adatte alla presentazione delle opere (con insiemi da due a tre
opere per vetrina).Il ritmo rettilineo delle scanalature e delle pietre evoca la forza del potere della classe dominante e il rispetto di un’autorità potente e stabile.
X – EPILOGO: ROMANZO DELLA MUMMIA E SALA DELLE
TOMBE: LA VERA TAOUSERT
In quest’ultima sezione, il visitatore ritrova le ambientazioni e i decori che aveva visto all’inizio del percorso espositivo: ma qui – dopo essersi infilato nell’apertura di una parete rocciosa – scopre la tomba del sepolcro di Taousert…le mura sono decorate con pitture, il soffitto è a volta e l’illuminazione tremula è data dalla luce delle torce: quest’ambientazione così come l’allestimento delle tombe sarà un magico tuffo nell’universo del romanzo della mummia di Théophile Gautier.
XI – IL ROMANZO DELLA MUMMIA
Il visitatore si attarderà nella sala lettura di una biblioteca del XIX secolo, come quella di Théophile Gautier, fatta di boiserie, tavoli e libri. Qui il periplo che il visitatore ha compiuto nel percorso proposto avrà un esito: dal paesaggio del Nilo alle barche di Nefertiti, attraverso gli spazi illuminati nella penombra degli harem e il paesaggio delle bellezze femminili, fino alle pareti grosse e pesanti dei luoghi di culto e di autorità. Attraverso l’evocazione della morte e la sala delle tombe…il visitatore uscirà da questo cammino e da questo viaggio come risvegliato da un sogno…
LA PRINCIPESSA GRACE DI MONACO
La madre di S.A.S. Alberto II, Grace Kelly, è ancor’oggi presente nella memoria anche dopo venticinque anni dalla sua scomparsa.

LE ORIGINI DI GRACE KELLY
Nata a Philadelphie ( Pennsylvania) il 12 novembre 1929, Grace Kelly è di discendenza germano-irlandese.
Tedesca da parte di sua madre, Margaret Majer, (1899-1990), nata negli Stati Uniti da genitori tedeschi installati in America, insegnate di educazione fisica all’Università di Philadelphia.
Iralndese da parte di suo padre, John Brendan Kelly, (1889-1960) grande sportivo (campione olimpico ai Giochi Olimpici di Anversa e di Parigi 1924 )un potente costruttore, soprannominato « il Re del mattone » grazie alla sua società « Kelly For Brickwork », fondata nel 1919.
Il padre di Jack, John Henry Kelly, prima di immigrare negli Stati Uniti, abitava nell’ovest dell’Iralnda, fino alla fine del XIX secolo. Quando arrivò nell’Est America, incontrò un’altra immigrante irlandese, Mary Costello. John Henry iniziò a lavorare nel tessile nella regione di Philadelphie. La coppia ebbe quattro figlie femmine e sei figli maschi.
Jack e Margaret Kelly, si sposarono a Philadelphia nel 1924, e i loro figli furuno: Margaret (nome della madre) soprannominata Peggy (1925-1991) John Jr. (1927-1985), Grace Patricia (1929-1982), e Elisabeth, soprannominata Lizanne, nata nel 1933.
Grace Kelly, Icona della Moda
Dopo il suo felice debutto nella pubblicità, nel teatro e nella televisione americana, Grace Kelly ha una brillante carriera cinematrografica. Prima del suo matrimonio con il Principe Ranieri III di Monaco nell’aprile 1956: il suo periodo cinematografico migliore è tra il 1951 e il 1956, con tre films di Alfred Hitchcock, un oscar per il Suo ruolo nel « Una figlia di Provincia ». Grace ha avuto la fortuna di lavorare con i più grandi attori, registi e sceneggiatori di tutti i tempi.
Nella « Finestra sul Cortile », uscito nel 1954, lei è particolarmente elegante. Due anni prima del Suo matrimonio a Monaco, la futura Principessa è considerata nel suo paese come icona di moda, il suo nome è presente nella lista delle personalità più eleganti ed è diventata un simbolo di uno stile americano classico, perchè in quegli anni si menzionava Stile Grace Kelly.
Grace di Monaco
Durante i suoi venticinque anni di matrimonio con il Principe Ranieri III, dal 1956 al momento della Sua scomparsa nel 1982, ha contribuito a far diventare Monaco un nuovo paese. Il Suo ruolo è stato fondamentale per lo sviluppo delle relazioni internazionali del Principato di Monaco.
Dopo il suo matrimonio il Principe Ranieri III la nomina Presidente della Croce Rossa Monegasca.
Grace di Monaco ha contribuito alla salvaguardia del Patrimonio Monegasco, lei si è sempre interessata per la tradizione e la storia di Monaco. Ad esempio, si è interessata al restauro dell’Hotel Hermitage. La principessa si è preoccupata della Rocca, si è schierata contro l’abbattimento delle piante di olivo,ed ha incitato i proprietari a dipingere le loro case con i colori pastello, le quali sono diventate a poco a poco i colori che ancora oggi contraddistingue il quartiere della Rocca. A lei si deve il colore odierno della facciata del Palazzo Principesco, ripreso nel 1981, oltre che i splenditi giardini ornamentali intorno al Palazzo di Monaco.
Grace Kelly si recava soventemente al Giardino Esotico, creando un bellissimo rapporto con il dierttore,Marcel Kroenlein, sarà lui che gli fornirà tutte le conoscenze sulle piante. Al Palazzo, lei coltivava orchidee vendute poi in tutto il mondo, si dedicò all’arte del collage, creando composizioni con petali di fiori, composizioni che poi firmò con le iniziali G.P.K. Questi fiori, che raccontò di raccogliere personalmente e che mette in vista all’interno degli annuari telefonici… La Principessa è all’origine della nascita, nel 1968, del Garden Club di Monaco, attualmente presieduta da Sua figlia la S.A.R La Principessa di Hannover, è in questo club che si insegna l’arte dei fiori del giardinaggio, si occupa della decorazione floreale della Cattedrale per la Festa Nazioanle e l’organizazione del concorso dei bouquets ( composizioni floreali ) riservati agli amatori. Vicino al Suo sposo, ha collaborato per la realizzazione del primo Festival del Circo di monaco, a lei si deve anche l’origine del Festival Internazionale della televisione creato nel 1961, ed è attraverso la fondazione Principessa Grace che si aiuteranno i giovani artisti, di tutte le discipline per il loro lancio nel panorama internazionale. Protettrice delle arti, a lei si deve tutte le maggiori rappresentazioni culturali ad oggi presenti a Monaco, dai balletti, al teatro, ai concerti e saloni letterati. La Principessa Grace ha creato l’Accademia di Danza Classica di Monaco, il Festival dei Balletti e L’A.M.A.D.E, l’Associazione degli Amici dell’infanzia.
Si è occupata del restauro del Palazzo Principesco di Monaco, è intervenuta per la scelta dell’arredamento, dei colori e di molti altri dettagli. La Principessa Grace affidò ad un architetto americano, George Stacey, l’arredamento dei suoi appartamenti privati. Lei assunse numerose cariche sia come membro d’onore, sia come presidenza in numerose organizzazioni monegasche o internazionali, appoggiò cause umanitarie, culturali e mediche. Grace fu socia fondatrice de la Leche League, un’associazione nata nel 1970 per incoraggiare l’allattamento materno. Molto attenta alle cause umanitarie, si occuppò personalmente dei meno fortunati, dell’infanzia disagiata, donando consigli e affiancando le giovani madri per cercare di migliorare le condizioni di ospedalizzazione.
Lei ha accompagnato il suo sposo nei suoi numerosi viaggi ufficiali e i vari incontri con cinque papi : Pio XII, Giovanni XXIII,Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.
La Principssa Grace è ricordata come una donna di grande eleganza, in particolare nelle grandi serate per le quali è stata vestita dai più grandi stilisti : Balenciaga, Grès, Givenchy, Saint-Laurent, Lanvin, dal 1960, Marc Bohan per Christian Dior, di cui sicuramente lei fù la più grande testimonial. La Principessa Grace era anche amante di gioielli, molti dei quali regali del suo sposo, acquistati dalla nota casa di alta gioielleria Cartier.
Alexandre di Parigi, le « Figaro des têtes couronnées », fu il suo coiffeur per circa venticinque anni. Si incontrarono quando lei finì di girare il film « Alta Società » a Hollywood, e da quel momento non si separarono più.
La Principessa Grace resta e resterà nella memoria come un icona unica sia come attrice di hollywood per una parte della sua vita, sia come Principessa per il ruolo che lei ha svolto impeccabilmente per quasi un quarto di secolo. Il cinema e la moda ancor’oggi preserva il suo stile e la sua bellezza. Grace era il simbolo dell’eleganza americana nel 1950, ed oggi, dopo più di mezzo secolo, il suo nome evoca e ricorda eleganza, raffinatezza e generosità.